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Riguardo all’autonomia della provincia di Belluno mi chiedo perché la questione del referendum trovi, da parte del mondo politico, delle associazioni di categoria e delle istituzioni bellunesi un’accoglienza così tiepida.
Credo che la causa di ciò sia dovuta al timore di esporsi e tradizionale subalternità delle nostre istituzioni provinciali rispetto alla politica nazionale e regionale. La nostra classe dirigente, salvo qualche rara eccezione,è storicamente e geneticamente debole.

E’ venuta l’ora di dire, con estrema chiarezza, che i nostri rappresentanti istituzionali devono, prima di ogni altra cosa, tutelare gli interessi del territorio e dare risposta alle sue istanze mettendo per ultime le ragioni dei partiti che il più delle volte non sono le nostre.

Invito i cittadini della provincia di Belluno a chiedersi perché i pochi parlamentari di Trento e Bolzano hanno recentemente portato a casa, dopo aver sostenuto il governo col voto di fiducia, 2 miliardi di euro per i prossimi 5 anni insieme a molte altre concessioni, mentre i nostri parlamentari non sono stati capaci di racimolare quattro soldi per sistemare magrissimi bilanci del nostro territorio ?

Riguardo all’autonomia vorrei fare un esempio concreto: se tutto il sistema della raccolta del risparmio e della gestione del Credito è in mano a gruppi con la testa ben distante dal nostro territorio allora chi controlla la nostra economia? Con i soldi dei risparmiatori bellunesi si fanno gli interessi, più o meno puliti, di realtà economiche lontane di cui non sappiamo nulla.
Quante sono le piccole aziende del Bellunese che, pur in presenza di ordinativi, arrancano o chiudono per difficoltà a ottenere il credito?

La Banca di credito cooperativo di Belluno e Feltre non riesce a decollare e il presidente della Camera di Commercio, Paolo Doglioni dice che dobbiamo assecondare il mercato lasciando perdere l’idea, io dico invece che dobbiamo far nascere molti istituti di credito cooperativo che servano il territorio, così come avviene in Trentino, dove un sistema di Casse Rurali legato al territorio copre ogni vallata ed ogni paese con una funzione anticiclica di aiuto all’economia locale che ha consentito a quei territori di prosperare.

La classe dirigente di questa provincia è indolente ed è, per buona parte la causa dei mali che ci affliggono perché è incapace di assumere posizioni scomode ma necessarie, in difesa del proprio territorio, preferendo poltrire in comode rendite di posizione.

Chiedo ai cittadini bellunesi di non arrendersi ad un futuro di marginalità e di miseria, ma di attivarsi, ciascuno secondo la sua possibilità, per dare la sveglia ai signori della politica inconsistente e inconcludente che devono essere chiamati a rispondere con fatti concreti alle necessità del territorio. Se le risposte non verranno allora meglio sarà sbarazzarsi dei vecchi strumenti e trovarne di nuovi guardando ai modelli di governo del territorio meglio funzionanti.

Di noi si dice che siamo come la “piccola fiammiferaia” che dal gelo della strada guarda, attraverso le finestre, l’oca arrostita sulla tavola dei ricchi. Non possiamo aspettare di morire tutti al gelo senza ribellarci e serve a poco chiedersi di chi sono le colpe dei mali di oggi mentre è indispensabile ribellarci alla ineluttabilità del nostro destino e lottare per cambiarlo in meglio.

Dobbiamo avere chiaro in mente che l’autonomia non va chiesta, va conquistata, perché nessuno, ne la regione, ne lo stato ci concederà mai nulla se non faremo capire con la forza del nostro impegno che il processo cominciato con la raccolta delle firme, continuerà con il referendum per l’Autonomia della Provincia, perché di questo sostanzialmente si tratta, e finirà solo quando l’autonomia sarà un fatto compiuto.

I cittadini della montagna hanno diritto di accedere alle stesse opportunità e possibilità di sviluppo di chi vive in altre aree territoriali perché lo sviluppo è la chiave che apre la porta alla libertà.

Dobbiamo poter dare ai nostri figli la possibilità di scegliere, se rimanere nelle nostre valli oppure andare altrove, ma questa scelta sarà veramente libera solo se nei nostri paesi ci sarà economia e reddito. Se ci saranno, veramente, pari opportunità.

Quelli che, come me, credono che l’autonomia sia un diritto da conquistare assolutamente hanno un dovere da compiere e un sogno da realizzare.

Credo sia un buon motivo per vivere…

Silvano Martini
Consigliere provinciale